Storia

Veduta Nord del Castello di Beroide

Beroide è una frazione a Nord del territorio del Comune di Spoleto, da cui dista circa 11 km, in provincia di Perugia.

I suoi abitanti sono chiamati beroitani.

Anche se non vi è consenso unanime tra gli studiosi, alcuni, tra i più autorevoli, propongono che il nome proprio di luogo Beroide derivi dall’aggettivo greco antico βαρυς, che traslitterato dall’alfabeto greco a quello latino diviene barús.

βαρυς in greco, tra i suoi plurimi significati, esprime il concetto di punto basso, di impregnato d’acqua, di inondato d’acqua, di acquitrinoso; tutti significati che ben si adattano alla topografia di Beroide, che è uno dei luoghi più bassi della valle spoletana e per effetto di tale altimetria è altresì un luogo di confluenza delle acque, imbrifero e di sorgenti d’acqua.

Il codice avviamento postale (CAP) di Beroide è 06049.

Le coordinate geografiche Gradi decimali (DD) di Beroide sono 42.826789856 12.7232103348

Il censimento del 2011 ha contato 96 abitazioni a Beroide.

Il centro storico del paese è cinto da mura di origine medioevale. L’edificazione originaria di Beroide risale al XII-XIII secolo come villa fortificata, poi successivamente come Castello.

Beroide fu un centro di grande rilievo nel contesto del territorio della valle spoletana, arrivando addirittura a capitanare gli altri Castelli del piano, nel 1440, in una rivolta contro Spoleto. Bernardino di Campello, il maggiore storico spoletino rinascimentale, scrive nella sua Historia di Spoleto edita a Roma nel 1672, che dopo la guerra con Beroide, durata 35 anni, Spoleto non se ne riebbe mai perfettamente.

La chiesa parrocchiale, da cui spicca un imponente campanile, è dedicata a San Michele Arcangelo.

San Michele Arcangelo, condottiero delle milizie celesti, è anche il protettore e patrono di Beroide.

Nel territorio del paese di Beroide insiste anche una chiesa dedicata a Sant’Antonio Abate, protettore degli animali e una chiesa dedicata a San Rocco (oggi sconsacrata), protettore dalle malattie infettive umane, che è anche invocato contro le malattie del bestiame.

A Beroide sono ubicati, inoltre, un ufficio postale, una scuola pubblica dell’infanzia, una scuola pubblica primaria e un ampio centro sportivo-verde attrezzato con annesso circolo ricreativo.

Nel mese di agosto si svolge la Sagra dell’Anguilla e del Gambero di Fiume.

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CENNI STORICI GENERALI

Beroide, nel basso medioevo e per qualche tempo successivo, è stato un centro abitativo di grande interesse storico ed economico.

Le prime notizie di Beroide, trovate nei libri di storia, risalgono al 1241 quando, con un diploma, Federico II restituì a Spoleto il territorio che le era stato tolto e tra le località elencate, figurava anche la “Villa di Beroide”. Nonostante la sua posizione strategica, al centro della vallata tra Spoleto e Foligno lungo un’ importante strada di comunicazione il “Diverticulum Forum Flaminii”, Beroide venne fortificata soltanto dopo il 1378.

La mal sopportata sottomissione dei Beroitani a Spoleto è stato il motivo della sua ritardata fortificazione.

Nel 1414, quando i Beroitani si ribellarono a Spoleto, mettendosi sotto la protezione

Il cardinale Carlo Maria Vitelleschi

delle truppe comandate da Rodolfo Varano di Camerino, Spoleto fu costretta a dichiarare guerra a Beroide e al Varano. Nel maggio del 1415 Beroide, sconfitta tornò all’obbedienza. Ma lo spirito ribelle dei Beroitani non trovava tregua e non perdevano occasione per mettersi contro Spoleto. Infatti nel 1439 si allearono con Francesco Sforza scatenando un nuovo conflitto, ma senza successo e di nuovo si sottomisero. Nel 1440 il Card. Legato Vitelleschi, per risolvere il problema delle continue ribellioni, aveva ordinato che i castelli del piano fossero ridotti a ville aperte.

Il castello di Beroide capeggiò la rivolta degli altri contro la Città e la delegazione, con a capo uno dei Priori di Spoleto, che si era recato nel paese per esercitare la sua autorità, fu trucidata. Si scatenò quindi un nuovo conflitto e Spoleto, dopo aver distrutto completamente Beroide, deliberò che non fosse più fortificata. Nel 1475 ci fu l’autorizzazione a ricostruire le mura, ma il castello risorse completamente con pieno consenso di Spoleto, soltanto nel 1477. Il castello, i cui resti si possono ancora ammirare, aveva una planimetria rettangolare con le porte una al centro del lato nord e l’altra al centro del lato sud, circondato completamente da un fossato.

All’interno del castello si erge la chiesa parrocchiale dedicata a san Michele Arcangelo, con portale gotico del 1400. Ci appare ancora oggi nell’essenziale bellezza primitiva con le mura in selci squadrate. Ha avuto un ampliamento o rifacimento, probabilmente perché coinvolta nella distruzione del castello, dopo la ricostruzione del 1477. Ad unico transetto, di ampie dimensioni, ha l’abside sopraelevato a forma circolare, in corrispondenza degli altari laterali si possono ammirare delle grandi raffigurazioni su tela databili tra il sei ed il settecento.

Dietro l’abside la cella campanaria risulta essere il tamburo dell’abside della chiesa originaria. Da un recente restauro è riaffiorato un affresco rappresentante una crocifissione di notevole bellezza risalente al trecento.

A ridosso delle mura di cinta, dietro la chiesa di San Michele Arcangelo, ce n’è una più piccola molto particolare nella struttura in quanto sembra un ampliamento di un’ antica edicola nella cui parete si conserva un affresco del 400.

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EPISODI PARTICOLARI DI EPOCA MEDIEVALE

1. RIBELLIONE DI BEROIDE A SPOLETO

(Articolo pubblicato il 17 agosto 2012 su http://beroide.it)

Il paese di Beroide ha una storia di grande rilievo, il cui filo conduttore si trova nell’aspirazione al sottrarsi al governo spesso “iniquo” della città di Spoleto.

Le parole che prendiamo in prestito sono quelle del grande storico spoletino, Achille Sansi, che visse nel XIX secolo, di cui, tra l’altro, si ricorda la pubblicazione di un’opera monumentale, in più volumi, nota come la “Storia del Comune di Spoleto dal secolo XII al secolo XVII” da cui abbiamo ricavato quanto di seguito narrato a proposito di Beroide.

La “cronaca” riportata del Sansi, qui presa in esame, si sviluppa negli anni che vanno dal 1440 al 1444.

Tra parentesi quadre abbiamo evidenziato alcuni tagli e note che abbiamo apportato – diciamo liberamente – al testo originario al fine rendere agevole e semplice, nel limite del possibile, la relativa lettura.

Ecco la cronaca del Sansi .

 “Se i castelli del contado erano maldisposti verso la città, soprattutti, come peraltri esempi fu visto, era Beroide, che […] non si acconciava a star soggetta; sicchè andatovi, Luca Antonio Nicolai uno dei priori del Comune accompagnato da altri cittadini, per esercitarvi alcun atto di autorità, que’ villani [se non vi fosse chiaro, i villani sarebbero i beroitani del tempo] i  l’undici di aprile in un tumulto atrocemente l’uccisero con altri sei di quelli che erano con lui.

Pervenuta la notizia ai cittadini, corsero in folla al palazzo, ove dolorosamente fu co’ priori molto esclamato e detto intorno al lacrimevole caso, alla immane fellonia degli uomini di quel luogo, e alla debita vendetta e punizione di tanto misfatto.

veduta di Spoleto

Al defunto priore furono decretati onorevoli funerali a spese del pubblico, come si suoleva fare con ogni priore che morisse mentre era in officio, tanto più questo che era stato ucciso nell’esercizio delle sue funzioni.

[Spoleto] elesse dodici cittadini, uno per vaita, i quali uniti ai priori e al governatore, avessero su i fatti di Beroide facoltà uguali a quelle dell’arringa medesima [si parla cioè di tremenda punizione][…].

I Beroitani, seguitando il loro costume, chiamarono in aiuto Berardo Varano duca di Camerino [un potente del tempo], il quale inviò loro un gagliardo stuolo di cavalli.

Una mattina adunque al suono della campana del palazzo [di Spoleto] s’andò a popolo al castello, e fu messo a ferro ed a sacco.

[…]molti Beroitani fuggendo si raccolsero e fecero testa, e trovata una frotta di Spoletini che se ne tornavano con la preda, molti ne uccisero, e la roba ripresero.

Veniva intanto il soccorso dei cavalli di Camerino  [le truppe di Berardo Varano duca di Camerino in soccorso dei beroitani]; gli Spoletini, gli si fecero incontro, e alle Vene del Clitunno, donde già s’incamminavano alla volta di Beroide, l’assaltarono vigorosamente e cacciarono in fuga, uccidendone intorno a trenta.

La rivolta fu pertanto domata, e fatto processo ai Beroitani, ne furono messi al bando trentacinque.

[I beroitani si capiva non avessero] nessuna volontà di esser soggetti.

Furono quindi nominati [dagli spoletini] altri sei cittadini che avessero piena facoltà [pieni poteri][…]Furono costoro detti i Cittadini della pace, della guerra e della vendetta di Beroide. E si raccolsero fanti […]Il 20 di luglio s’andò a popolo a mietere ne’ campi de’ banditi, e la domenica susseguente vi tornarono e disfecero la villa [di Beroide]

[gli spoletini contro gli abitanti di Beroide diedero loro] tempo tutto il dimani per provvedersi di un bollettino [sorta di lasciapassare] che verrebbe loro rilasciato dal cancelliere del Comune; e quelli di loro che fossero trovati senza di questo, si avrebbero per ribelli, e come tali sarebbero trattati. Gli altri potessero stare ed andare liberi e sicuri, e presso il loro luogo dimorare.

Papa Eugenio IV ebbe un certo riguardo per Beroide

I beroitani supplicarono il Papa perché fosse loro concesso di raccogliere e commerciare liberamente i frutti delle loro terre; e il papa scriveva alla città [con benevolenza verso Beroide che] volesse ciò fare per la quiete della provincia.

Spoleto mandò al legato [pontificio] oratori che gli esponessero per filo e per segno le ribalderie dei beroitani.

Gli oratori riferirono, a proposito dell’ultimo breve, essere intenzione del legato che in Beroide si riedificasse un qualche fortilizio munito di vallo, e che, quando ciò non fosse approvato dai cittadini, rinviassero gli oratori con varie proposte su quel proposito, che egli sceglierebbe quella che più gli piacesse. Nel consiglio del 13 novembre si decretò tornassero gli oratori a dichiarare essere intenzione del popolo che in niun modo si riedificasse in Beroide, né che ivi si facesse alcun fortilizio.

[gli spoletini fecero sapere al Papa] che il fedelissimo popolo spoletino, si dorrebbe sommamente di sua Santità quando, a voglia dei villani di Beroide, [consentisse loro la riedificazione delle mura]

Questo affare di Beroide veniva ad intrecciarsi con quello dei sussidi arretrati che la città [di Spoleto] doveva alla camera apostolica [e quindi al Papa].

Il governatore [di nomina papale] […] fece sapere al Comune [di Spoleto] che, ove fossero pagati alla camera [apostolica romana] tremila fiorini dei sussidi dovuti [dagli spoletini], credeva che sua santità farebbe grazia del residuo, e annuirebbe che Beroide, non si rifabbricasse ivi, ma altrove.

[gli spoletini scrissero al Papa affinché] sua santità si degnasse di fare a questo popolo [spoletino] la grazia che Beroide non venisse in alcun modo riedificata.

12 di settembre i beroitani, contro la volontà dei cittadini [gli spoletini], avevano incominciato a ricavare il fosso [stavano ricostruendo il fossato o vallo di difesa al paese] e continuavano indefessi nell’opera loro.

[A Spoleto si diceva] Se costoro [i beroitani] , si diceva, portano a fine, nostro malgrado, il loro disegno, converrà che tutti gli spoletini lascino la patria.

Due giorni dopo [gli spoletini] mandarono oratori dal Papa […], [i quali] non perdettero il tempo, avvenga che si cercassero poi trecento fiorini per ricompensare alcuni della curia pontificia che avevano grandemente favorito co’ loro buoni offici la commissione di quelli [in sostanza gli spoletini “oliarono gli ingranaggi” politici del tempo]

Beroide non sarebbe riedificata nello stesso luogo; e conseguentemente si era già fatto interrompere il ricavamento dei fossi.

Occorreva intanto di avere mille fiorini che il Papa chiedeva urgentemente [agli spoletini] per mantenere la quiete.

I beroitani non avevano però deposto il loro pensiero, viste le grandi strettezze della città [di Spoleto], le offersero [a Spoleto] tremila fiorini, perché fosse loro concesso di ricavare i fossi, e di fare steccati per starvi dentro con minor pericolo.

Ma [tale proposta fu rigettata dagli spoletini nell’anno 1442 ] con dugentonovantasette voti;

[Nel 1443 altre ribellioni, altri più potenti nemici alle porte di Spoleto e le ristrettezze economiche dalla città indussero quest’ultima ad accettare la trattativa circa la vecchia offerta in denaro di beroitani per la ricostruzione di un minimo di fortificazioni, infatti i beroitani erano, rispetto ad altri nuovi nemici di Spoleto, meno pericolosi; difatti il Sansi scrive…] Le grandi strettezze condussero il Comune [di Spoleto] sino a trattare di venire ad una composizione co’ beroitani per le loro collette e gabelle e con i banditi meno rei, pur d’aver denari in così straordinarie necessità.

[….dopo varie vicissitudini della Città…]

Il 25 settembre del 1444 nella sala grande del palazzo del Comune [di Spoleto] innanzi al governatore, all’uditore del legato, ai Priori e a molti altri spettabili cittadini, a ciò convocati, vennero col loro sindaco molti beroitani, i quali, stando inginocchiati a capo scoperto e basso, confessando le loro colpe, chiedevano perdono d’ogni offesa, e promettevano di esser fedeli al Comune, di pagare le gravezze che fossero loro imposte dal medesimo, e di eseguirne i mandati. Per le quali cose furono dal sindaco a nome dello stesso Comune perdonati dei loro misfatti, assoluti da ogni pena e rimessi in grazia.”

Fin qui tratto da Achille Sansi, Storia del Comune di Spoleto dal secolo XII al secolo XVII, volume II, capitolo XV.

[Ciononostante, ancora moto tempo doveva passare affinché i beroitani ottenessero, dopo il perdono, l’autorizzazione a riedificare le proprie mura]

[Nel 1475] […] il consiglio generale, ricevute speciali promesse e i giuramenti dei massari di Beroide di stare sottomessi alla città, prestò il consenso perché potessero riedificare le mura del castello. Così finì questa vertenza di Beroide che era durata intorno a trentacinque anni, così fu ristorata la città del grande infurtunio; ma per verità, scrive Bernardino di Campello [nobile e storico nato alla fine del XVI secolo e autore “Delle historie di Spoleti”] , essa [la città di Spoleto] non se ne riebbe mai perfettamente.

Tratto da Achille Sansi, Storia del Comune di Spoleto dal secolo XII al secolo XVII, volume II, capitolo XVIII.

 

2. QUELLA VOLTA CHE IL BEROITANO CATERINO LAURI SI RIBELLO’ AI POTENTI BORGIA

(Articolo pubblicato il 21 agosto 2012 su http://beroide.it)

La vicenda che stiamo per narrarvi è collocata nei primi mesi dell’anno 1503, allorquando Cesare Borgia – cardinale, duca di Valentino, fratello di Lucrezia, figlio del Papa Alessandro VI – divenuto signore della Romagna, progettava di estendere il suo potere ai territori circonvicini.

Al governatorato di Spoleto era succeduto a Lucrezia Borgia e Ludovico Borgia, dopo alcuni luogotenenti, Francesco Marrades.

Si narra che, nei primi giorni del febbraio 1503, una parte dell’esercito del duca Cesare Borgia, con al seguito alcuni suoi familiari, transitò per il territorio di Spoleto, per quel di Beroide e nell’occasione un “villano” di Beroide proferì contro costoro parole alquanto ingiuriose. Il fatto fu subito giudicato gravissimo.

Cesare Borgia detto “Il Valentino”

L’auditore del governatore Francesco Marrades, nella sua comunicazione fatta al Consiglio spoletino il 10 febbraio 1503, chiese – per salvare Spoleto dalla sciagura – si punisse severamente la comunità di Beroide e il castello fosse disfatto dalle fondamenta, perché lo sdegno derivante dalle offese proferite dal “villano” di Beroide si mitigasse, sapendo come l’ingiuria fosse stata esemplarmente vendicata.

Il Consiglio – sia per timore del Borgia padre, il Papa, sia del duca Cesare, sia contro i sempre riottosi beroitani – si pronunciò subito favorevolmente alla punizione più severa per le offese pronunciate dal “villano” beroitano e decise di buon grado che avrebbe dato al governatore tutto l’aiuto che occorreva per punire i beroitani. Inoltre, il Consiglio comandò che, a spese dei beroitani, si mandassero oratori dal duca Cesare Borgia per informarlo dell’avvenuto e per dimostrare a quest’ultimo che il medesimo Consiglio voleva si desse immediato seguito alla tremenda punizione.

Anche i beroitani ebbero molta paura dell’accaduto, delle conseguenti ire dei potenti Borgia e piuttosto spaventati – per comando dei priori – catturarono l’imprudente “villano”, il quale si chiamava Caterino Lauri. Caterino per volontà del governatore, Francesco Marrades, fu posto nelle carceri del podestà ad aspettare la mala ventura gli fosse toccata. Della sorte di Caterino Lauri non si sa cosa avvenne, ma nulla lascia presagire che ebbe una buona fine.

Dopo quanto accaduto – riporta il Sansi nella sua celebre “Storia del Comune di Spoleto dal secolo XII al secolo XVII, volume II, capitolo XX” – «il buon animo del cardinal Borgia portò rimedio a tutto», in altri termini il “signorotto” si ritenne appagato di quanto già fatto per punire l’onta subita.

Non sappiamo se effettivamente Caterino Lauri, il beroitano che osò ribellarsi ai Borgia, fosse il “matto del paese” oppure un coraggioso uomo che si arrischiò in parole di critica verso uno degli eserciti più potenti del tempo. Tra l’altro, l’esercito di Cesare Borgia, colui al quale Niccolò Macchiavelli dedicò il famoso libro “Il Principe”. A noi piace pensare che Caterino Lauri non fosse uno sprovveduto, bensì un uomo coraggioso da ricordare in queste poche righe.

Tuttavia, alcuni mesi dopo la presunta brutta fine del povero beroitano Caterino Lauri toccò allo stesso duca Cesare Borgia, naturalmente per altre vicende, essere incarcerato, ma questa è un’altra storia.

 

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NOTIZIE DI STORIA DELL’ARTE RIFERITE A BEROIDE

La Chiesa di San Michele Arcangelo di Beroide

a cura di Chiara Parmegiani

Più volte rimaneggiata, la chiesa, già interessata dal pagamento delle decime nel 1333 è stata, nel corso dei secoli, oggetto di accurate visite pastorali.

 

All’esterno il portale archiacuto presenta fasci di colonnine, sormontati da capitelli fogliati.

Portale

Facciata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

All’interno, i restauri conclusi dopo gli eventi sismici del ’97 permettono, grazie ad una rinnovata luminosità, di godere degli spazi e degli arredi.

Interessanti tele seicentesche di notevole valore sono presenti nelle pareti della chiesa.

Interno della chiesa

 

Organo

Sagrestia

 

 

 

 

 

Opere presenti nella Chiesa di San Michele Arcangelo di Beroide

a cura di Chiara Parmegiani

Presentazione della Vergine al Tempio
(Maria con Anna e Gioacchino)
Attr. Noel Quillerier
(Orlèans 1594-Parigi 1699)
Olio su tela, 350×200

San Michele Arcangelo
Copia da “L’Arcangelo Michele che caccia Lucifero” di Guido Reni del 1635 circa, opera presente nella Chiesa di Santa Maria della Concezione di Roma

Crocifisso
Sec. XVIII/XIX
160×120
Cartapesta dipinta e legno

La circoncisione di Gesù Bambino
Firmata “Ricardi” in basso a dx sul gradino
Sec. XVII primi
Con estese ridipinture 300×187
Olio su tela

Madonna con Bambino e i SS. Carlo Borromeo e Francesco
1625
Noel Quillerier (Orlèans 1594-Parigi 1699)
Firmata in basso al centro su di un sasso
Olio su tela
290×180

Madonna del Rosario
(Madonna con in basso a sx San Giuseppe e San Carlo, a dx San Domenico e Santa Caterina; nei riquadri rappresentazione dei Misteri del Rosario; in basso due ovali con San Pietro e San paolo e raffigurazione della battaglia di Lepanto)
Autore sconosciuto, sec. XVII metà
Olio su tela
310×220 cm
(opera presente alla pinacoteca Comunale di Spoleto durante i restauri della chiesa)

Cella Campanaria

a cura di Chiara Parmegiani

E’ di tipo poligonale ed in passato era molto probabilmente  l’abside della chiesa originaria.

Al suo interno sono presenti alcuni affreschi, degni di nota, risalenti alla seconda metà del ‘400 come dimostrato da alcune date riportate nelle scritte: 1448, 1455, 1491.

Poiché non si tratta di un ciclo pittorico unitario, siamo di fronte ad affreschi devoti fatti commissionare probabilmente dalle persone più in vista del paese a pittori, alcuni degni di nota, per delle grazie ricevute. Ecco allora spiegata la presenza di più di un bambino in fasce voluta sicuramente in occasione di una nascita.

Madonna con Bambino

Alcuni restauri sono stati effettuati negli anni ’80; i più recenti sono del 2006 fatti con un collante che ha solo ravvivato i colori.

Da notare:

  • La Madonna del Latte Tipologia di Madonna non riconosciuta dall’iconografia      cristiana, che rappresenta Maria       mentre allatta il Bambino, è una delle più tenere raffigurazioni      della divinità. Il riferimento evangelico alla Vergine, madre degli uomini      oltre che del Cristo, acquisita, nella delicatezza della Madonna del Latte,      una connotazione realistica ed affettiva.
  • Il San Michele Arcangelo a cui è intitolata la chiesa, è il condottiero delle      milizie celesti di solito rappresentato alato in armatura con spada o      lancia con cui sconfigge il demonio spesso nelle sembianze di un drago
  • San Sebastiano: rappresentato con gli attributi del martirio le frecce sul      corpo e le mani legate dietro
  • In basso al centro vi sono due Crocifissioni; in quella più centrale c’è Gesù crocifisso con      San Domenico, San Benedetto, San Bernardino, in quella più a destra ci      sono Santa Chiara e San Domenico
  • Sopra ad essi c’è la Madonna di Loreto, la Vergine con gli angeli in trono sotto ad      un baldacchino (in senso di devozione e protezione)
  • A sinistra Santa Caterina da Siena (in basso) e Cristo Pantocratore (in alto)

Madonna del latte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mad. di Loreto, San Michele, Mad. Del Latte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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