Anguilla&Gambero

L’ANGUILLA

anguilla

L’anguilla europea (Anguilla anguilla, Linnaeus 1758) è un pesce teleosteo della famiglia Anguillidae.

In alcune regioni italiane, la femmina di grandi dimensioni (lunghe fino a un metro e mezzo) viene chiamata capitone, mentre il giovanile, sottile e trasparente (40-60 cm), prende il nome di ceca.

È una specie diffusa nelle acque dolci, salmastre e marine dell’Atlantico e del mar Mediterraneo.

Le anguille vivono in acqua dolce o nelle acque salmastre litoranee, sono carnivore, si infossano nei fondi fangosi, sono capaci di resistere parecchio tempo all’asciutto e di spostarsi, anche se per brevi tratti, sulla terraferma.

Gli individui di sesso  maschile vivono in acqua dolce fino all’età di 6-12 anni mentre le femmine, che  generalmente maturano più lentamente, rimangono nei fiumi fino all’età di 9-18  anni.

percorso riproduttivo delle anguille

All’epoca della riproduzione cambiano di colore, raggiungono il massimo di peso e si dirigono verso il mare aperto.

Secondo vari autori, il luogo di riproduzione delle anguille europee sarebbe il Mare dei Sargassi. La migrazione inizia di solito nella seconda metà dell’anno, con un picco in settembre-ottobre. Generalmente compiuta di notte, la prima fase è stata correlata alle fasi lunari: il passaggio massiccio di anguille “argentee” attraverso la foce del fiume si ha durante l’ultimo quarto.

Una volta arrivate nel mar dei  Sargassi, le anguille, si accoppiano a profondità fino a 1000 metri, poi nel periodo che va dalla fine dell’inverno all’inizio  della primavera, cominciano a deporre le uova. Dalle uova, galleggianti in superficie, si sviluppano minuscole larve fogliformi (leptocefali) che, dopo metamorfosi, diventano anguilline cilindriche trasparenti (6-10 cm), le cieche.

I riproduttori non torneranno  più a vivere in acqua dolce, mentre le cieche verranno trasportate verso le coste del continente europeo con l’ausilio dalla  Corrente del Golfo e poi si dirigeranno verso le coste e le acque dolci, dove raggiungeranno la maturità sessuale e si verificherà il cambiamento di  pigmentazione ed il relativo aumento delle dimensioni corporee tipico dello stadio adulto con colore argenteo.

A questo punto una domanda sorge spontanea: come fanno le anguille a completare il viaggio dal Mar dei Sargassi fino a Beroide?

Il torrente Marroggia

Per rispondere abbiamo bisogno di una premessa per rispondere alla domanda.  L’intera zona di Beroide è compresa in quello che viene identificato come reticolo idrografico dei torrenti Marroggia-Teverone-Timia e del fiume Clitunno. Questi nominati torrenti e fiumi, confluiscono nel fiume Topino, che a sua volta si getta nel fiume Chiascio, che a sua volta confluisce nel Tevere e come noto quest’ultimo sfocia nei pressi di Fiumicino nel Mar Tirreno.

Il toponimo Beroide deriverebbe dal greco βαρυς (barùs, traslitterato in latino) che tra i suoi plurimi significati, esprime il concetto di punto basso, di impregnato d’acqua, di inondato d’acqua, di acquitrinoso; tutti significati che ben si adattano alla topografia di Beroide, che è uno dei luoghi più bassi della valle spoletana e per effetto di tale altimetria è altresì un luogo di confluenza delle acque, imbrifero e di sorgenti d’acqua.

Un disegno di una paratia

Il terreno intorno a Beroide è di natura argillosa e gli agricoltori della zona, per evitare l’insalubre ristagno delle acque e favorirne il deflusso, fin dall’antichità, scavarono fossati e piccoli canali. I succitati fossi e canali di Beroide in definitiva non fanno altro che alimentare i torrenti Marroggia-Teverone-Timia e il fiume Clitunno, mettendo come conseguenza in contatto le acque di Beroide con quelle del Tevere e infine con il Mar Tirreno. Dunque, l’antica operazione di scavo di piccoli canali di defluenza delle acque ha reso possibile la risalita dal fiume Tevere verso Beroide – in particolare durante le piene – delle anguille.

Naturalmente i grandi sbarramenti come le dighe rendono più difficoltosa la risalita delle anguille.

Chi direbbe mai che esiste un legame logico tra la semina dei campi di Beroide e la cattura delle anguille?

Eppure il nesso esiste ed è il seguente: nel periodo intercorrente la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, gli agricoltori della zona di Beroide, allorquando si accingevano a preparare i terreni per la semina, dovevano drenare i canali di deflusso delle acque per ripulirli al fine di mantenerli in efficienza e per la bisogna chiudevano le relative acque con un sistema rudimentale di paratie; questo procedimento comportava, come gradita conseguenza, anche la semplice cattura con le mani delle anguille che rimanevano imprigionate all’asciutto in quei tratti di canale sbarrato.

Lo spiedino d’anguilla

L’anguilla viene cucinata prevalentemente arrostita o in umido.

Le carni dell’anguilla sono deliziose: si tratta, comunque, di grassi insaturi, che hanno un’azione benefica sul nostro organismo. Inoltre le carni dell’anguilla e sono ricche di fosforo e di potassio.

 

 

IL GAMBERO DI FIUME

Il gambero di fiume (Austropotamobius pallipes Lereboullet, 1858) è un piccolo crostaceo d’acqua dolce, della famiglia degli Astacidae. Essendo un organismo stenotermo freddo, predilige le acque fresche vicino ai 15 °C sopportando al massimo la temperatura di 23 °C.

Le dimensioni del gambero possono raggiungere gli 11 – 12 centimetri ed è caratteristico il suo colore rossastro-marrone.

Nei fiumiciattoli della piana di Beroide esso è stato fin dall’antichità assai diffuso. La cattura avviene con apposite nasse. Da notare che in passato i pescatori di gamberi infilavano la mano nuda nelle “buche” che si formano nei torrenti e così li catturavano. La pesca dei gamberi di fiume è normata oggi in maniera assai rigorosa.

In cucina è una vera e propria prelibatezza: si apprezza in particolare nei risotti e alla “pentolaccia”

 

 

 

 

 

 

 

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